Racconti

Ecco la lista dei racconti, così da non perdervi nella naturale disorganizzazione del blog.

L’inferno dov’è?

“Ma papà non viene però, perché lui può?”
“Tuo padre finirà all’inferno per questo e molto altro, ormai è rassegnato. Tu vuoi finire all’inferno?”

Te ne vai?

– ti odio.
– e già qualcosa.
– facciamo sesso?

Si ha bisogno della realtà per una buona sega.

“Togliti dalla testa che ogni nuova persona sia una scoperta, alcune persone ti rendono più ignorante di come eri prima di incontrarle, ti svuotano.”
“Potrebbe non essere una brutta cosa.” Rise e finì la birra.

Cesso da letto

Guidò la macchina fuori dal parcheggio condominiale. Si inserì nel traffico di una domenica.
Quella sera sarebbe andato in un locale vicino Firenze. Gliene avevano parlato bene. Tanta fregna. E lui fregna voleva.

Dovere

Sentì bussare al vetro. Una, due, tre volte. Come dei moniti. Come i mesi di università che stava perdendo per mantenersi gli studi. Buttò la sigaretta. Che contraddizione dover lavorare per studiare. E rimanere così indietro. Sputò per terra.

La morte è sempre banale in gioventù

Aveva bussato cercando la sua coinquilina, ma lei era andata a fare la spesa. allora gli aveva offerto un tè. E lui conosceva Miller, Hemingway, Baudelaire, Maudit, Svevo. Ne avevano parlato per mezz’ora. E alla fine si era proposta a lui.

Si cerca sempre ciò che non si ha

Era un periodo un po’ strano, mancava poco alla sessione d’esami d’aprile. Non che questo fosse mai stato un problema. Preparavo antropologia sociale, e cercavo un’altra lei. Ecco, forse questo era il problema. Quella lei che per una notte era stata con me, quella lei che poi era sparita.

Il fascismo è un gioco di squadra

Giunge il turno del parlamentare europeo che parla della MPS. Naturalmente. Su cosa vuoi fare campagna elettorale a Siena se non sei del PD (che non si azzarda a farla)?

E comunque non esiste l’infinito

Mi sedetti davanti al pc, il cursore appariva ad intermittenza, impaziente come il mio ego, mai soddisfatto. Mancava qualcosa. Le parole son capaci tutti di impararle, è il viverle il difficile.

Le vecchie parlano tutta la notte

“La vuoi finire?”
La prendo. Piccoli tiri consecutivi. Le voci delle vecchie si ovattano. Fa effetto.
“Aò, ma come tiri! Sei anche tu un rimastino!”

Il vecchio Sal

Lo potevi trovare steso su una panchina della piazza con un libro in mano, probabilmente delle poesie di Ginsberg, mentre le rileggeva per l’ennesima volta. È per la sua passione per gli autori della Beat Generation, specie per Keruoac, che lo identifico tra i miei pensieri come Sal. Sal Paradise, per l’appunto.

Giovinezza

Il sole sta tramontando e all’orizzonte il cielo tuona. Sembra che si muova, porta quei nuvoloni grigi da noi. Ma noi rimaniamo qui, aspettando la tempesta, aspettando qualcosa che solo la giovinezza sa aspettare. Diciamo la vita.

Da quando ai concerti il bis è in scaletta

Ho la dispensa vuota. Non si può vivere di tonno e cipolla. Non si può vivere di abitudine. Ci si può solo sfamare ad ogni accenno di appetito, aspettando impotenti che esso ritorni.

Portarsi sulle spalle

A sera non restava che aspettare il suo arrivo. E allora no. Aspettare voleva dire ascoltare pensieri e battiti strani. Corse via. Andò alla stazione. A piedi. Perché sfide e traguardi sono mezzucci per sentirsi vivere.

Smettere di fumare

Era una di quelle mattine. Proprio quelle in cui ti svegli presto. Arrivi per le nove/nove e mezza in biblioteca. Ti concedi una mezz’oretta di cazzeggio. Inizi a studiare.
Una di quelle mattine in cui non è che ti svegli felice, ti svegli attivo.

Decisioni

“La fai facile. Perché non ti vien voglia di uscire con me? Una passeggiata, un cinema o quel che cazzo ti pare!”
“Andiamo a scopare al parco?”

Lavapiatti

Sentivo i clienti entrare, chiacchierare, ordinare da bere. Tedeschi, veneti e alcuni chiassosi romani. I senesi eran tutti nelle contrade. I miei amici ad ubriacarsi nella contrada vincente. Io ebbi come anticipo sette bicchieri di vino. Vuoti. Li lavai.

Sfighe sessualmente attive

Lei tentava ancora di non prudersi, io non potevo evitare di graffiarmi la lingua.
Nonostante tutto non ci saremmo dati, mai, alla castità.

L’ultima bottiglia

Mentre la cirrosi epatica ti divora il fegato, e la mano ti trema, e la voce è debole, e gli occhi lacrimano ad ogni ricordo caro, mi sento un po’ perso. Comincio a tremare anch’io.

Come si muore normalmente

E così mi ero dimenticato di prendere le medicine, e non avevo idea di cosa avessi fatto tutta la notte. Avevo bevuto, e molto. Questo era sicuro, sicuro come il fatto che ero ancora vestito di abiti e puzza.

Fame

Sorrise ancora, sempre stanca, sempre arresa.
“Tu mi volevi portare a letto, me lo diceva sempre lui.”
“Sarà perché glielo ripetevo ogni volta.”

Pisciai sotto l’acqua e tenni il pene nella mano. Non potevo guidare, fare sforzi e nemmeno scopare. Mi feci una sega sotto l’acqua con forza, alzando ed abbassando la mano con foga, non volevo godere, volevo un’eiaculazione di rabbia. Rabbia che non avevo altro modo di evacuare.

Lunghi pomeriggi solitari

Finisco la sigaretta, l’ennesima, sto fumando troppo, ma non riesco a smettere, è un meccanismo di distrazione, non tanto il fumarla e sentirmi l’oppressione nel petto, quanto il rollarla.

I fuochi d’artificio finirono di esplodere in cielo a mezzanotte e mezza. Ma che cazzo di senso aveva farli nella notte tra il 13 e il 14 agosto? A ferragosto avevano pronta un’atomica?

“Pensare a Celine e continuare a correre”

“Sono sempre in cerca della realtà, perché trovarla sarebbe come ammetterla.”
Il caffè vien su gorgogliando. Buon odore, nonostante sia della Conad.
“O, in parole povere, sei un vigliacco che fugge davanti allo specchio.”

Vuoi o non vuoi, capita.

Andavamo lenti, fu questione di pochi secondi che lei mi trascinò al muro. Mi toccò il sedere e mi mise la sua lingua in bocca.

Siamo in uno

“Serio, amico, avrai bisogno di alcol prima o poi per sopravvivere a tutto questo. La morte non fa prigionieri e una moretti ci starebbe.”
Chiuse il frigo, si rimise a sedere e si accese una sigaretta.

Siena, una festa mobile

Diedi un calcio ad una ruota, senza spiegarmi il perché fossi incazzato quando avevo voglia di dormire e me ne sarei andato comunque presto.
Aprii il portone e mi chiusi in camera. La noia ti prosciuga la vita. Che palle.

Non è mai stata colpa mia.

Sentii il fumo grattarmi la gola ed un conato salire. Sapore di pollo. Deglutii disgustato, aspirai ancora più forte pensando di dare fastidio all’infezione. Volevo non capire, non accorgermi di tutto ciò che passa, non pormi mille domande e cercare ogni singola previsione di risposta.

L’odio per gli ospedali

Se ne andò portandosi via tutto e mi diede la buona notte.
Era un sabato sera, erano le dieci e mezza, ed io avevo ricevuto la buonanotte. Porco Dio, che depressione.

Abitudini

Ho la vescica piena, come le palle. Decido di svuotare almeno la prima e vado in bagno. Provo un piacere strano quando piscio, quel piacere che sembra dolore d’incontinenza, ma non lo è o forse si, ma chi se ne frega. Ciò che piace è dolore.

L’astinenza rende inevitabili le molestie mentali

Dicevo, ti eleggono a mito, a genio incompreso che solo loro comprendono, come quando fosti pubblicato in Italia, che cazzoni, non ti avevano capito e tutt’ora penso che ancora non capiscano una sega di quello che hai scritto. Certo, anch’io ti ho come esempio, potrei farne a meno?

Luoghi comuni

Accesi la sigaretta. Pensai che avrei voluto avere quella seconda volta, per gustarmela. La prima volta è sempre un attimo bruciato nella scoperta, nella fame di sapere, nella forza centrifuga di un bacino come quello.

Scrivendo non si tromba più

Penso un sacco di fregnacce, a volte ho bisogno di contraddirmi, di sentirmi umano, l’abitudine è una brutta cosa. Ognuno ha bisogno di essere contraddetto per non venire, durare ancora un altro po’, non eiaculare precocemente per non essere una comparsa, il pene che sparisce dopo 5 minuti dal film porno. Chi vuoi che si ricordi di quel pene? Rocco Siffredi è mai venuto dopo 5 minuti???

Buona lettura.

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